Tumori colorettali: alcuni pazienti a rischio con overdrive immune

Come affermato da Peter Lee della City of Hope di Duarte, autore dello studio genomico che ha portato a queste conclusioni, al momento le basi dell’overdrive immune in alcuni pazienti sono poco chiare al momento, e sono oggetto di ricerche attualmente in corso.
Potrebbero essere in causa alcuni fattori correlati al paziente come il background genetico, e per quanto riguarda i tumori colorettali potrebbe svolgere un ruolo anche la flora batterica intestinale.
La valenza prognostica dell’infiltrazione di cellule immunitarie all’interno del microambiente tumorale è stata indagata estensivamente tramite approcci istologici e genomici. Sulla base del suo valore prognostico positivo è stato sviluppato l’immunoscore, convalidato per la previsione delle recidive.In molteplici tipologie tumorali inoltre è stata riscontrata un’associazione fra risposta immune di tipo Th1 ed esiti clinici favorevoli. La presente analisi non contraddice l’immunoscore, ma piuttosto lo estende.

La maggior parte dei tumori colorettali ad elevato livello di infiltrazione CD8 ha esiti favorevoli, ma i presenti dati rivelano che la contemporanea elevata espressione genica di CD74 potrebbe essere equivocata come prognosticamente positiva seguendo semplicemente la classificazione dell’immunoscore, che si basa solamente su CD3 e CCD8.

E' dunque possibile rifinire ulteriormente l’immunoscore come marcatore prognostico inserendo anche la firma CD8/CD274. Questo approccio si può applicare anche ad altri tumori, il che è attualmente oggetto di indagine.
Al momento la sfida è rappresentata dallo sviluppo di un esame clinico convalidato che possa essere usato per definire questo sottogruppo di pazienti a livello clinico. Eventuali studi clinici prospettici potranno gettare luce sulla valenza dell’immunoterapia in questi pazienti.
E’ noto che i pazienti con un’elevata carica mutazionale nei propri tumori ottengano sostanziali benefici dall’immunoterapia, ma questo trattamento non funziona per tutti i pazienti.
Il presente studio potrebbe spiegare parte di questa variabilità. L’approccio proposto dovrà essere valutato su campioni di pazienti più ampi, in quanto potrebbe aiutare nella loro stratificazione e nell’accertare se chemioterapia o immunoterapia interagiscano con i cambiamenti immunitari che avvengono all’interno del
tumore.

E’ necessario investigare il comportamento degli infiltrati immuni anche nei pazienti metastatici, ed accertare se le differenze osservate fra i vari tumori siano dovuti ad elementi genici o a cause ambientali o comportamentali.

Fonte: J Clin Invest online 2019