Cisti e fistola pilonidale

Una cisti molto dolorosa - Una nuova cura chirurgica, radicale, per evitare le ricadute.

fistola sacrococcigeaTra le patologie di cui si sente parlare poco, sebbene siano piuttosto frequenti e alquanto fastidiose, una menzione particolare merita la cisti pilonidale (dal latino nidus pili, per il suo caratteristico aspetto di groviglio di peli). Si tratta di una patologia che colpisce la regione sacrococcigea (da cui il nome, forse più conosciuto. di cisti sacrococcigea) e di cui ci si accorge solo quando si manifesta la sua complicazione suppurativa: la fistola cutanea.

In questo caso il paziente interpella il curante perché dalla fistola fuoriesce una secrezione a base di materiale giallastro o purulento. Si evidenzia allora una lesione della cute, il più delle volte a livello del solco che separa i glutei, circondata da cute tesa e dolente. La raccolta purulenta tende a vuotarsi spontaneamente attraverso la cute. Se questo non accade è il medico che deve procedere all'incisione. Dopo lo svuotarnento il dolore regredisce con gli altri segni d'infiammazione acuta, ma l'infezione è a volte cronicizzata e piuttosto frequenti sono le recidive di carattere acuto, per cui si formano nuovi ascessi e nuove fistole.
La malattia colpisce di preferenza, ma non esclusivamente, il sesso maschile, si manifesta raramente prima della pubertà e predilige l'età compresa fra i venti e i trent'anni. La causa non è certa: attualmente si pone l'ipotesi di un 'origine congenita (legata alla persistenza anomala di cellule formatesi durante lo sviluppo ernbrionale) oppure acquisita (le fistole deriverebbero dalla penetrazione di peli nel sottocutaneo con successiva infezione).

Da alcuni anni c'è una particolare metodica chiusa che garantisce rapidità di guarigione e ottimo livello di radicalìtà, asportando in modo completo tutti i tessuti
infiammati oltre alle fistole e alle cisti e a una parte d i tessuto sano, spingendosi fino alla fascia sacrale. In questo modo tutti i tessuti patologici vengono sicuramente asportati in blocco, anche se con maggiore sacrificio di materiale cutaneo e sottocutaneo. Poiché non sarebbe possibile chiudere la ferita direttamente perché troppo estesa, è prevista la rotazione di un lembo cutaneo dal vicino gluteo.

Tutti gli interventi sono eseguibili in anestesia locale e in regime di day-hospital, senza permanenza notturna in ospedale. Tutti i pazienti sino a oggi trattati con questa metodica non hanno presentato recidiva e la guarigione completa della ferita è stata ottenuta in un tempo massimo di 15 giorni. riducendo in modo eccezionale i tempi di riabilitazione .

Autore: Prof. Massimo MONGARDINI
Chirurgo generale e d'urgenza
Policlinico Umberto I, Roma