Emorroidi

Cosa sono e come trattarle

emorroidiPer molti anni considerata malattia delle vene e delle arterie che riforniscono di sangue le emorroidi, la malattia emorroidaria, secondo le ultime teorie, è causata, invece, da una discesa verso il basso di parte del rivestimento mucoso del canale ano-rettale. La mucosa retta scivolando verso il basso (come un vero e proprio prolasso), spinge nell’orifizio anale le emorroidi interne che a loro volta determinano la fuoriuscita delle emorroidi esterne.

Ritenuta da molti una malattia causata da stress e abusi-errori alimentari, diversi studi hanno invece evidenziato in alcuni soggetti una significativa predisposizione ereditaria insieme altri elementi correlati: posizione eretta dell’uomo, assenza di valvole nel sistema venoso portale, struttura delle pareti venose (suscettibile a compressione nel passare attraverso la muscolatura ano-rettale) e numerose altre condizioni anatomiche e biologiche. Inoltre, sono stati valutati tutti quei fattori in grado di produrre un aumento della pressione, costante o transitorio oppure di stasi, all’interno dei plessi venosi del retto (ad esempio uno sforzo-irritazione nella defecazione a causa di stipsi o diarrea), la presenza di tumori o stenosi dell’intestino retto, lo stato di gravidanza, i tumori e la retroversione dell’utero, l’ipertrofia ed i tumori della prostata, la presenza di ipertensione della vena porta.

 

emorroidiSpesso, per pudore, i soggetti affetti da patologia emorroidaria tendono a trascurare e/o sottovalutare i primi sintomi della malattia, sottoponendosi a visita specialistica proctologica in condizioni di estrema sofferenza locale e psicologica, in seguito a grave limitazione dello svolgimento delle regolari attività quotidiane.

Sanguinamento, fuoriuscita delle emorroidi dall’ano (prolasso), senso di fastidio anale, prurito, perdita di muco e talvolta dolore, se esistono complicanze come ad esempio la trombosi emorroidaria, sono questi i principali sintomi. Le emorroidi sintomatiche sono spesso intermittenti e associate a lesioni cutanee (come ragadi, fistole, etc…), legate a volte ad irritazione e difficoltà nella gestione dell’igiene anale.

emorroidi anoscopiaLa diagnosi della malattia emorroidaria (o, secondo nuove teorie,  prolasso rettale con sintomatologia emorroidaria prevalente) si evidenzia attraverso un adeguato esame clinico associato ad alcuni esami strumentali che lo specialista indica in base al quadro sintomatologico del paziente: dopo una raccolta dettagliata dei dati, lo specialista procede ad una attenta esplorazione del canale anale e della porzione più distale dell’ampolla rettale (esplorazione digitale con pomata anestetica). Durante la vista la persona viene posizionata sul fianco sinistro con le ginocchia raccolte al petto o in posizione ginecologica. Le informazioni che si raccolgono con questa semplice visita sono preziose ai fini di una diagnosi precoce e spesso risulta importante anche integrarle con ulteriori indagini come l’anoscopia (piccolo strumento trasparente a forma cilindrica che permette la visione diretta, eventualmente documentabile fotograficamente, di ciò che si è apprezzato con la visita, dando una prima idea della quantità di mucosa fuoriuscita all’esterno). Tale dato è essenziale per valutare i diversi step diagnostici successivi. Inoltre, per escludere patologie più gravi, lo specialista potrebbe richiedere l’esecuzione anche di una pancolonscopia, soprattutto in presenza di sangue nelle feci o di altri sintomi talvolta attribuiti alla presenza di una malattia emorroidaria concomitante.

Con il passare del tempo in quadro clinico tende di solito a peggiorare.

In base alla sede ed alle dimensioni del cedimento della mucosa rettale (prolasso), la malattia emorroidaria si può classificare in quattro gradi:

1° grado, durante l’evacuazione le emorroidi scivolano all’interno del canale anale: l’unico sintomo può essere il sanguinamento;

2° grado, durante l’evacuazione le emorroidi fuoriescono dall’ano (prolassano), ma ritornano spontaneamente nella loro posizione iniziale: il paziente avverte la sensazione di un corpo estraneo nell’ano che scompare dopo aver terminato l’espulsione delle feci;

3° grado, durante l’evacuazione le emorroidi fuoriescono dall’ano: il paziente le ricolloca nella loro posizione iniziale manualmente;

4° grado, le emorroidi fuoriescono indipendentemente dall’espulsione delle feci anche per un qualsiasi sforzo (tosse, sollevano pesi, ecc…) restando permanentemente prolassate. In questo caso la superficie mucosa delle emorroidi è costantemente soggetta a traumi e può ulcerarsi. Un aumento della secrezione mucosa può anche causare un’irritazione della cute perianale e produrre bruciore e prurito.

Vedi anche: Intervista sulla patologia emorroidaria

Autore: Prof. Massimo MONGARDINI