Cura del Prolasso

Una visita colonproctologica e una semplice anoscopia possono rilevare il primo indizio: un prolasso rettale semplice o associato a un prolasso vaginale. È indispensabile, quindi, eseguire alcuni accertamenti rad iologici (defecografia semplice, colpo-cisto-defecografia, Rrnn del pavimento pelvico), per studiare l'atteggiamento del retto durante l'evacuazione, dai primi stimoli sino all'emissione delle feci.

Si valuta, inoltre, l'anatomia della vagina, della vescica e dell'utero, nonché le loro eventuali implicazioni nella sindrome ostruttiva. Utile anche la manometria rettale, che documentale pressioni di apertura dello sfìntere anale e ci consente di escludere altre patologie neuro-muscolari. L'ecografia trans-rettale è consigliata per la valutazione della componente muscolare del retto.

Le indicazioni all'intervento si pongono solo in caso di diagnosi certa e di sintomatologìa evidente e invalidante: spesso, infatti, l'organismo trova meccanismi compensatori molto efficaci. L'intervento deve asportare l'esubero di tessuto "disostruendo" il canale anale. In caso di associazione con patologie urologiche e ginecologiche, si ritiene conveniente dare la priorità agli interventi urologìcì e ginecologici.

Tra i nuovi interventi si sta affermando nel mondo, perché tra tutti gravato da minori complicanze e insuccessi, l'intervento di arnpulloplastica e resezione del proIasso con doppia suturatrice meccanica o Starr (Stapled transanal reetal resection), concettualmente simile a quello utilizzato per la cura delle emorroidi secondo Longo (FC n. 32/2002). È una tecnica chirurgica che consente di ricostituire la normale struttura del retto, prima asportando selettivamente la quantità di tessuto patologico dalla parete anteriore, poi, nella stessa seduta operatoria, ricostruendone la parete posteriore.

Questo tipo di intervento chirurgico si esegue in regime di ricovero breve e in anestesia spinale o generale.

Autore: Prof. Massimo MONGARDINI